Cosa ha deciso ieri la Bce

Come era ampiamente atteso, ieri nella sua riunione la Banca centrale europea ha lasciato invariato lo stimolo monetario ed il tono della comunicazione. In particolare, a sostegno dell’orientamento consolidato, che è ancora ampiamente accomodante, le nuove stime dello staff confermano le previsioni di inflazione 2017–18. Pertanto, l’effetto del rincaro del prezzo del petrolio attualmente in essere dopo che il greggio ha toccato i suoi minimi storici ad inizio anno, è stato più che compensato dalla revisione al ribasso di un decimo all’anno dell’inflazione core, in assenza di pressioni salariali nella zona euro con l’eccezione della Germania.

Per quanto concerne in particolar modo la crescita economica, la Bce sta valutando che la ripresa procederà a “un ritmo moderato ma stabile” nei prossimi mesi sostenuta ancora dalla dinamica della domanda interna. Più nel dettaglio, la crescita del prodotto interno lordo è stata rivista al rialzo nel 2016 all’1,6 per cento, confermata all’1,7 per cento nel 2017 e rivista al ribasso all’1,7 per cento nel 2018, per effetto di un rallentamento dei consumi, dovuto molto probabilmente al rincaro del prezzo del petrolio.

Complessivamente, i rischi per lo scenario sono ancora verso il basso. Tuttavia, rispetto alle visioni precedenti, sembra che il bilancio dei rischi sia migliorato rispetto ad aprile. La Banca centrale europea in tal proposito ha sottolineato in più passaggi i benefici delle misure di politica monetaria sul fronte del costo e del volume del credito.

Infine, con un più specifico riferimento alle nuove stime dello staff dell’istituto banchiere centrale, ed in particolare alla revisione alla dinamica sottostante, tutto lascia presagire che sia possibile, in un prossimo futuro, dar seguito ad un nuovo aumento dello stimolo monetario. Nel comunicato stampa con la quale la Bce ha accompagnato il suo incontro, e nelle dichiarazioni di Draghi durante la conferenza stampa, è stato infatti chiaramente ribadito come il Consiglio Bce sia in attesa di verificare l’effetto delle misure già in essere ma rimane pronto a reagire senza ritardi ad eventuali contingenze negative (tra queste, ad esempio, Draghi ha menzionato esplicitamente il referendum inglese ed eventuali effetti di seconda battuta sui prezzi core).

Nel caso di un indesiderato restringimento delle condizioni finanziarie, generato da un prolungato aumento della volatilità sui mercati in caso di un esito favorevole all’uscita del referendum inglese, la BCE potrebbe forse tagliare il tasso sui depositi di altri 10 punti base, sostengono gli analisti ISP.

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