Dollaro in calo, ma non si prevedono precipizi

Quando è passata oramai una settimana dalla pubblicazione dell’employment report, il dollaro USA rimane in calo, anche se non si prevedono all’orizzonte precipizi radicali. Il calo, in merito, non è dovuto alla presenza di spunti positivi, ma per assenza di novità favorevoli dall’economia USA. Visto e considerato il fattore di cui sopra, riteniamo pertanto che la flessione sia limitata, e che il biglietto verde possa mantenersi ben al di sopra dei minimi di agosto. Nel breve termine, inoltre, il dollaro dovrebbe muoversi in modo laterale, per poi salire di nuovo quando la Fed farà il primo rialzo dei tassi.

Di contro, l’apprezzamento dell’euro ieri non è sostanziale, bensì provocato da ragioni di mero carattere tecnico ed è in contrasto con le indicazioni che arrivano dai fondamentali, soprattutto dall’area euro, dove i dati della Germania in questi giorni hanno deluso. La moneta unica rimane pertanto soggetta a potenziali correzioni, piuttosto nette, quando la divergenza di politica monetaria tra Fed e BCE verrà percepita maggiormente.

Oltre Manica, la sterlina consolida la risalita per il terzo giorno di fila contro dollaro, supportata dalla presenza di dati di produzione risultati migliori delle attese. Molto importante sarà poi la riunione Bank of England, con una decisione che è preannunciata con la stabilizzazione dei tassi. Risulterà di maggiore interesse, dunque, comprendere cosa conterranno i verbali, potendo dunque verificare come si sta evolvendo il dibattito interno alla BoE sul timing del primo rialzo dei tassi. Ricordiamo in tal proposito che il mese scorso la BoE aveva rilevato che i recenti sviluppi sul fronte Cina non sono sufficienti a modificare lo scenario domestico descritto dall’inflation report di agosto ma aumentano i rischi verso il basso (diviene dunque importante verificare se su questo punto la valutazione della BoE si stia modificano o meno).

In aggiunta a quanto sopra, diventa importante comprendere i comportamenti BoE in relazione all’inflazione: sempre il mese scorso infatti la banca sosteneva che vi è incertezza nel breve a causa della dinamica delle quotazioni petrolifere, ma che – ricordavano gli analisti ISP – sullo scavalco dell’anno l’inflazione dovrebbe salire e che nel medio termine i rischi verso l’alto sono maggiori di quelli verso il basso.

Nei prossimi giorni tutte le situazioni dovrebbero chiarirsi, ponendo dunque le migliori basi informative per poter orientare i propri comportamenti sul breve termine nei confronti della sterlina e delle altre valute maggiormente oggetto di trading.

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