Elezioni presidenziali USA, ecco che cosa potrebbe capitare

L’8 novembre 2016 sono in programma le nuove elezioni americane per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti, rinnovare tutta la Camera (435 seggi) e un terzo del Senato (34 su 100 seggi). L’esito del voto di novembre è evidentemente più rilevante per lo scenario geopolitico piuttosto che per quello economico, con il nuovo presidente che potrebbe pertanto impattare in misura più significativa sul fronte delle relazioni internazionali, piuttosto che sul fronte della gestione delle politiche economiche interne, dove il potere del presidente è mediato dal Congresso.

Per il momento, a livello presidenziale, i sondaggi danno un modesto vantaggio a Clinton, con ampia incertezza. I recenti scivoloni di Trump hanno marginalmente incrementato il beneficio per la candidata democratica, ma è noto che le posizioni degli statunitensi sono tradizionalmente molto polarizzate, e sarebbe opportuno non attendersi grandi divaricazioni nelle preferenze. Per il Congresso, invece si prevede una maggioranza repubblicana alla Camera e addirittura una possibile parità al Senato, con l’implicazione di un altro biennio di stallo.

Ad ogni modo, l’incertezza sull’esito del voto presidenziale rimane piuttosto ampia, anche se i rischi sono concentrati sulla componente internazionale della politica americana. Clinton è infatti in linea con le posizioni dell’Amministrazione attuale, guidata dall’uscente Barack Obama. La posizione di Trump è stata finora generalmente di rottura con l’establishment, anche repubblicano, ed è proprio su questa sensazione di profonda rottura che si concentrano le maggiori aleatorietà da parte di coloro che cercano di prevedere che piega potranno prendere le posizioni statunitensi in caso di vittoria di Trump.

Sul fronte della politica economica, infine, gli scontri sui tagli fiscali e sulla riduzione del deficit sembra essere in maniera definitiva una storia passata. I programmi di entrambi i candidati alla presidenza implicano una politica fiscale espansiva, anche se con grandi differenze. La questione per i prossimi anni riguarda quanto, non se, si espanderanno il deficit e il debito. In tal proposito, è bene ricordare che la previsione di governo diviso rende probabile il quasi totale immobilismo legislativo per almeno un altro biennio. Anche approvare il budget resterà una difficile missione per il Congresso americano.

Il nostro scenario è pertanto quello di una vittoria di Hillary Clinton nella tornata dell’8 novembre, e una conseguente posizione di difficoltà governativa condizionata dalla maggioranza repubblicana alla Camera e alla tendenziale parità al Senato…

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