Fed, ancora opinioni divergenti sul fronte tassi

All’interno della Federal Reserve continuano a sussistere e a consolidarsi delle opinioni nettamente divergenti sul sentiero dei tassi di interesse nel breve termine. L’impressione è che il clima di rinnovata incertezza abbia reso molto più prudenti alcuni membri del comitato, e che dunque a marzo il tutto si riequilibrerà in un nulla di fatto sul fronte del ritocco ai tassi benchmark.

Più precisamente, Lacker ha affermato che non vi sono attuali evidente che possano indurlo a modificare il proprio scenario per i tassi. È dunque logico attendersi altri rialzi quest’anno, sebbene non siano stati precisati tempi e quantità dei ritocchi verso l’alto. Lacker ha anche aggiunto che il mercato del lavoro si trova in una condizione di eccesso di domanda, e che la crescita economica dovrebbe svilupparsi con un ritmo vicino al 2 per cento. Ha poi aggiunto che è comunque necessario prendere seriamente la volatilità del mercato, i cui effetti sono incerti.

Bullard, ha aggiunto di non vedere alcun rischio di recessione per gli Stati Uniti, evidenziando poi che il dato del CPI di gennaio è stato molto positivo. Il membro della Fed di St. Louis non ha tuttavia nascosto di essere preoccupato per il trend verso il basso delle aspettative di inflazione, e segnala anche un deterioramento della credibilità della Federal Reserve. Per questo motivo, precisa ancora Bullard, non sarebbe opportuno rimuovere lo stimolo monetario in una fase di aspettative di inflazione in calo (dunque, sostanzialmente Bullard si pone in una posizione di contrarietà rispetto all’eventuale rialzo dei tassi di interesse di marzo).

Complessivamente, le posizioni di cui sopra, e quelle degli altri membri Fed, potrebbero convergere verso un’unica strada strategica, che passa mediante tre step. Il primo, a marzo, è legato alla (molto) probabile scelta di lasciare invariati i tassi di interesse. Il secondo, per il secondo trimestre, è legato alla possibilità di osservare con crescente interesse l’evoluzione del mercato, senza però procedere a ulteriori revisioni dei tassi. Il terzo, per la seconda parte dell’anno, relativo infine a uno o al massimo due ritocchi di 0,25 p.p. nel costo del denaro.

Naturalmente, se lo scenario dovesse migliorare nel corso dei prossimi mesi, i rialzi potrebbero essere più ravvicinati, o più incisivi. Non ci resta dunque che attendere la pubblicazione dei nuovi dati e, soprattutto, dei verbali FOMC di marzo, per cercare di saperne di più sull’orientamento del comitato Fed.

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