Fed non alza tassi, ma dollaro beneficia lo stesso

La Fed non ha alzato nel corso dell’ultima riunione – come era d’altronde facilmente intuibile. Tuttavia, nel comunicato a margine della sua decisione, il FOMC ha lasciato intendere che – a meno di delusioni impreviste sul fronte macroeconomico, o un drammatico acuirsi delle criticità internazionali – potrebbe essere orientata a tale mossa in occasione della prossima riunione del 16 dicembre.

Le ragioni di tale moderato ottimismo (una sorta di novità per la Fed!) è d’altronde facilmente intuibile, visto e considerato che il quadro domestico è consolidatamente positivo e i rischi internazionali sembrano essere meno un po’ gravi di quanto temuto inizialmente.

Dunque, il dollaro USA non ha potuto che beneficiare in misura ampia delle nuova presa di posizione della Fed, riavvicinandosi ai massimi estivi, che potranno essere riaggiornati quando arriverà effettivamente il primo rialzo, oramai in programma “ufficioso” per la prossima riunione di metà settembre.

Discorso diverso per quanto concerne la capacità del dollaro di mantenere gli attuali cambi conquistati in seguito all’euforia dell’ottimismo FOMC. Affinchè ciò si verifichi sarà presumibilmente necessario che i dati di breve non deludano: il primo test importante sarà la prossima settimana con l’employment report del 6 novembre.

Passando all’altra parte dell’Oceano Atlantico, vediamo come sul FOMC l’euro abbia corretto di due figure piene, toccando un minimo a 1,0897 EUR/USD. Con la presa di posizione della BCE una settimana fa e quella della Fed più recentemente, è ben evidente come la divergenza tra le due banche centrali si sia ampliata ulteriormente: un gap di intenti che potrebbe generare qualche interessante margine di ingresso per l’apertura di posizioni di breve e di medio termine.

Più concretamente, alla luce di quanto verificatosi negli ultimi giorni è probabile che il destino del cambio EUR/USD sia quello di una peggiore debolezza della valuta unica europea rispetto a quanto era appena prevedibile poco fa. Non è dunque escluso che già nel corso di novembre il cambio possa virare sotto quota 1,08 EUR/USD in maniera quasi stabile.

Spingendoci più oltre, e consolidando oramai come cosa (quasi) fatta la decisione Fed di dicembre, ipotizziamo rari sconvolgimenti nel corso del cambio: è infatti possibile che l’istituto monetario possa procedere con più gradualità nei mesi successivi. Infine, una maggiore tempestività della svolta Fed potrebbe ridimensionare l’entità di un eventuale stimolo aggiuntivo da parte della BCE. In sintesi, i rischi dello scenario – come ricordato dagli analisti ISP – rimangono comunque verso il basso, con downside verso la parità.

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