Fed, probabilità di rialzo tassi a fine anno al 43%

Sono piuttosto negative le notizie per tutti coloro i quali attendevano con ansia un potenziale rialzo dei tassi di interesse di riferimento per la Federal Reserve nel corso dei prossimi mesi. Le possibilità che l’istituto monetario centrale statunitense possa effettivamente propendere verso una simile decisione stanno infatti drasticamente calando, e niente (o poco) permetterà ai decisori di politica monetaria della Federal Reserve di poter cambiare le idee che attualmente si sono formate in seno al FOMC, in relazione alla necessità, o possibilità, di lasciare ancora invariati i tassi di riferimento nel corso della prossima riunione in programma a settembre e, ancora, nelle occasioni successive che si accingeranno a chiudere il 2016 con un nulla di fatto.

Partendo dall’occasione a noi temporalmente più vicina, quella di settembre, tutto lascia presagire verso una conferma dell’attuale livello dei tassi di riferimento. A dare il colpo di grazia alle residue possibilità di un aumento dei tassi ci hanno pensato gli ultimi dati macro, e soprattutto quelli delle vendite al dettaglio, che hanno deluso ampiamente le aspettative dei macroeconomisti, dando un risultato sotto le previsioni. Ne consegue che, in un Paese dove due terzi del Pil dipende proprio dalla spesa dei consumatori locali, è possibile che anche il dato di prodotto interno lordo del trimestre possa subire le peggiori conseguenze. Quanto basta, insomma, per infondere ai decisori di politica monetaria della Federal Reserve l’impressione che si debba procedere con una strada ancora più cauta di oggi.

Tuttavia, a diminuire drasticamente sono anche le probabilità che la Federal Reserve possa applicare un rialzo dei tassi di interesse nel mese di dicembre. Stando ai dati forniti da Cme Group, in particolare, la possibilità che si possa produrre un incremento dei tassi a fine anno è scesa dal 52% della precedente rilevazione all’attuale 43%. Si attendono ora i nuovi dati macro (e in particolar modo il dato sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, ad agosto), ma tutto lascia presagire verso un peggioramento del contesto nel quale si sta muovendo la Fed e, di conseguenza, verso un prolungamento della posizione attendista della Fed, sempre più convinta che un’azione tardiva di rialzo dei tassi sia sempre meglio che un’azione errata, anticipatoria. Non ci resta dunque che attendere ancora un pò, e comprendere se tali valutazioni potranno trovare o meno la necessaria accoglienza nella realtà dei fatti.

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