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Forex Yen, il Giappone torna in deflazione

Dopo due anni (e oltre), il Giappone è tornato in deflazione. Non accadeva infatti dall’aprile 2013, ricordava il quotidiano Il Sole 24 Ore, mese in cui il neogovernatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda varò una sorprendente politica monetaria di allentamento quantitativo e qualitativo, con l’obiettivo dichiarato di una inflazione al 2% entro due anni.

Un obiettivo che oggi, alla luce delle dichiarazioni statistiche ufficiali sull’indice core, a -0,1% in agosto (e -0,2% per l’area di Tokyo a settembre), appare lontanissimo, e pone ulteriori dubbi sull’avvio della fase due dell’Abenomics, con cui il premier Shinzo Abe fissa un altro target che a questo punto appare un pò meno credibile, ma che solletica comunque le fantasie dei giapponesi (ed è forse proprio per questo che il nuovo target ha un sapore vagamente elettorale): far aumentare il Pil nominale di oltre il 20% a 600mila miliardi di yen.

Ad ogni modo, un obiettivo senza un orizzonte temporale non è forse un vero e proprio obiettivo. E non è certo un caso che Abe non abbia indicato alcuna data per questo obiettivo di espansione economica, evitando pertanto di dover dare eccessive giustificazioni.

Alla luce di quanto sopra, e non solo, appare oggi improbabile (o impossibile), che il tasso di inflazione vada al 2% entro un anno, tanto più che l’economia si sta fermando, commentano i principali analisti, scommettendo che la Bank of Japan finirà sotto nuova pressione per poter introdurre nuovi allentamenti monetari.

Il quadro attuale è d’altronde abbastanza grigio. I sondaggi del primo ottobre (Tankan) evidenzieranno sicuramente un indebolimento della fiducia delle imprese e alla fine del mese la Bank of Japan difficilmente potrà evitare una nuova revisione al ribasso dello scenario per Pil e prezzi. Il terzo periodo dell’anno giunge alla conclusione in stato di debolezza, en on è certamente da escludere un segno negativo, che permetterebbe al Paese di riaccomodarsi in un’area recessiva, considerato che già il secondo trimestre si era chiuso con un calo del Pil annualizzato dell’1,6%.

Occorrerà inoltre osservare cosa deciderà la Federal Reserve. Poichè una mossa opposta dell’istituto monetario statunitense (oramai indirizzato verso un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno) creerebbe una eventuale divergenza di politiche monetarie che forse rilancerebbe le discussioni in merito alle influenze più o meno dirette finalizzate alla svalutazione dello yen.

Insomma, tempi duri anche per il Giappone, e Bank of Japan nuova protagonista.

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