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Investimenti metalli non ferrosi, nuove previsioni 2015

Il mercato dei metalli non ferrosi sembrava potersi consolidare su scambi di scarsa entità, ma evidentemente il destino ha sempre in riserbo qualcosa di diverso. Ne è dimostrazione il fatto che negli scorsi giorni la Banca centrale cinese ha apportato tre svalutazioni consecutive della propria moneta, che hanno prodotto un primo impatto negativo sui prezzi, cui ha fatto seguito una stabilizzazione della situazione, tanto che la scorsa settimana si è potuta chiudere con modeste variazioni sui metalli principali.

Le maggiori preoccupazioni degli analisti di un effetto negativo sui prezzi si sono poi incentrate sull’alluminio, che è il più esposto alla produzione denominata in renmimbi, valuta cinese, essendo quella del Paese asiatico pari al 55% di quella mondiale. Alta anche la quota di altri metalli dove tuttavia, affermano i principali analisti, l’influenza della valuta cinese dovrebbe essere limitata. Il piombo prodotto in Cina conta per il 53% di quello globale, ma metà del quale è rappresentato da qualità secondaria, cioè ottenuto da raffinazione di rottami. La produzione di zinco è pari al 37% del mondiale, ma, in questo caso, dipende da estrazioni minerarie che sono molte influenzate dal prezzo del metallo in dollari. La produzione di nickel è del 32% del totale, ma molto dipende dai minerali importanti denominati in dollari. Il rame prodotto in Cina è infine pari a solo l’8% del globale.

Insomma, l’alluminio è il metallo che dovrebbe risentire di più di quanto sta accadendo, tanto che su tale metallo si è espressa anche l’agenzia di rating Moody’s, poichè l’andamento dei prezzi, che loro ritengono al ribasso, si ripercuoterà negativamente specialmente sui grandi produttori americani ed europei. Secondo quanto afferma l’agenzia, la continua crescita della produzione di alluminio in Cina, stimata intorno all’8% annuo per il primo trimestre a circa 15,6 tonnellate, sta mantenendo in surplus l’industria globale del settore nonostante i tagli di produzione che sono stati attuati in altri Paesi. L’eccesso di offerta cinese proseguirebbe a essere indirizzata al commercio estero, unendosi poi alle eccedenze che sono già in uscita dai mercati di Russia, di India e Medio oriente, intensificando per tanto la pressione sui premi regionali, già scesi.

Secondo Moody’s, infine, una valuta cinese più debole aumenterà la profittabilità delle esportazioni cinese prolungando l’influenza negativa sui prezzi in un mercato con offerta già in eccesso. Similmente, anche Bloomberg si aspetta che le crescenti vendita della Cina aumentino dopo la svalutazione della stessa moneta.

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