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Previsioni dollaro, tutti i pericoli da Russia e Cina

Anche se per il momento rimane un’ipotesi sottovalutata, il 2015 potrebbe rappresentare un anno di particolari novità per quanto attiene il mercato valutario. Novità che potrebbero – nello scenario più estremo – portare a un vero e proprio stravolgimento nel Forex e nell’economia globale, con la c.d. “zona del dollaro” che attualmente riguarda oltre la metà dell’economia mondiale, e che tuttavia non è escluso che possa gradualmente subire un ridimensionamento concreto a causa delle strategie in formulazione in Russia e in Cina.

Il punto di partenza è, in sintesi, quello attuale: molti Paesi hanno riserve significative in dollari per il semplice fatto che gli interventi nei mercati dei cambi avvengono proprio in dollari, valuta di riferimento con la quale si negozia maggiormente la moneta nazionale. Naturalmente, se la zona del dollaro dovesse essere ridotta, a subire delle conseguenze sarebbero anche le riserve valutarie, che a quel punto si orienterebbero verso altre monete, con ciò che ne consegue sul fronte dei rapporti di domanda e offerta delle valute.

Stabilito quanto precede, è bene ricordare che dopo le sanzioni comminate, anche la Russia – come la Cina – sta cercando di rendersi sempre meno dipendente dal dollaro e dalle riserve in dollari. Ne è una dimostrazione il fatto che prima dell’inizio della crisi ucraina deteneva circa 90 miliardi di dollari di riserve nella valuta verde e che – seppur non vi siano rilevazioni ufficiali al momento – fonti bene informate affermano che il volume si sarebbe ribassato.

Altro elemento che dovrebbe condurre a ripercussioni più o meno sorprendenti è la recente decisione della Banca nazionale svizzera di lasciare fluttuare liberamente il franco. In poche ore la scelta dell’istituto monetario elvetico ha provocato una rivalutazione del 20% della moneta nei confronti dell’euro e del 17% nei confronti del dollaro. In tale ambito, giova altresì ricordare – al fine di costruire gli opportuni recinti di manovra, come la scelta della Bns sia in qualche modo legata al Quantitative easing della Bce: per poter fissare il cambio a 1,20 franchi per 1 euro, infatti, l’istituto monetario ha dovuto comprare euro nel tentativo di mantenere il livello invarito, senza rivalutare. Nel tempo è dunque arrivata a accumulare circa 220 miliardi di euro di riserve, che ora avrebbe dovuto ulteriormente accrescere nell’ipotesi di Quantitative easing.

Una scelta oculata, che tuttavia potrebbe essere fautrice di serie ripercussioni di medio termine sui mercati valutari.

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