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Quotazioni dell’oro, come cambia la formazione dei prezzi

Dopo quasi un secolo, il meccanismo alla base della formazione dei prezzi del lingotto è destinato a cambiare radicalmente, ponendo fine al ristretto – ristrettissimo! – gruppo di operatori che riusciva a influenzare il prezzo del metallo prezioso. Al posto di tale antico metodo di formazione del valore dorato, una nuova piattaforma elettronica sulla cui validità continuano a sollevarsi dei dubbi. Ma cosa sta cambiando?

Come si forma il prezzo dell’oro

Come anticipato, il meccanismo della formazione del prezzo dell’oro sta vivendo una fase di rapidissima variazione. Il precedente sistema – inventato dal banchiere Rothschild – prevedeva che un gruppo ristretto di banche (Barclays, HSBC, Societe Generale, Scotiabank e Deutsche Bank) si riunisse per poter stabilire i valori di riferimento globale. Cinque mercanti avevano pertanto in mano il destino di tutti gli investimenti sull’oro, o quasi. Il tutto, attraverso una semplice conference call in cui il presidente del club proponeva un prezzo iniziale vicino alla quotazione corrente, con ciascun banchiere che a sua volta conferiva con i propri clienti e si dichiarava compratore o venditore a tale prezzo.

Come funziona in un qualsiasi mercato in cui vige la regola della domanda e dell’offerta, se c’erano solo venditori il prezzo era destinato a calare. Di contro, se a quel prezzo c’erano solo acquirenti, il prezzo aumentava. Il punto di pareggio era rappresentato dalla situazione in cui il gap tra acquisti e vendite scendeva sotto i 50 lingotti: quel punto di pareggio equivaleva a un prezzo benchmark valido per tutti.

Da qualche giorno è tuttavia in vigore una piattaforma elettronica che dovrebbe rendere più trasparente il meccanismo dell’asta, tracciando la domanda e l’offerta e riducendo il rischio di potenziali manipolazioni. Quel che non è cambiato più di tanto è la ristrettezza del club che opererà su tale piattaforma elettronica: ai sei membri originari del gruppo si è infatti aggiunta anche la svizzera Ubs e l’americana Goldman Sachs. Un allargamento di gran lunga inferiore a quanto stimato e, soprattutto, rispetto a quanto era stato auspicato per togliere un po’ di nebulosità alla formazione dell’oro. I dubbi sulla congruità sono tutt’altro che campati in aria. Già nel 2012 Barclays era stata accusata di manipolare a suo piacimento il fixing, il prezzo finale dell’oro, piazzando ordini fittizi.

Le novità potrebbero tuttavia non esser terminate qui. Il World Gold Council propone infatti di cessare il mercato dello scambio diretto dell’oro, passando a un mercato centralizzato, con una Borsa a fare da garante agli scambi…

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