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Sterlina, soft Brexit più vicina: meglio così?

Il percorso verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea negli ultimi giorni sembra essere diventato un po’ più accidentato e, forse, “migliore” per entrambe le parti: l’Alta Corte inglese ha infatti imposto al governo di ottenere un mandato parlamentare per il negoziato. Non certo uno stop definitivo al processo della Brexit (anzi), ma un cavillo tecnico legale che dovrebbe apportare qualche migliore approccio.

In particolare, appare evidente come il governo avrebbe preferito evitare questo passaggio parlamentare, e per poterlo scongiurare sta valutando di tentare ancora la via del ricorso alla corte suprema. La corte suprema potrebbe esaminare il caso a inizio dicembre, ma sembra difficile che possa dare ragione al governo, le cui argomentazioni tecniche si sono rivelate molto deboli.

Comunque, su un piano più pragmatico, appare evidente come l’approvazione del parlamento non rimetterà in discussione l’uscita dall’Unione Europea, che a questo punto è difficilmente reversibile. Se il parlamento dovesse andare contro l’opinione popolare, infatti, il governo potrebbe decidere di mettere a frutto i sondaggi favorevoli per sciogliere le camere, andare ad elezioni anticipate e ottenere dalle urne una maggioranza più solida e favorevole.

È dunque molto più probabile che il parlamento non ostacolerà la Brexit, ma riuscirà comunque a imporre condizioni e vincoli più favorevoli per una soft Brexit, che il governo voleva evitare. Ad esempio, il parlamento potrebbe pretendere dal governo che si chiarisca quali sono gli obiettivi del processo, che si tengano in considerazione le opinioni di chi era contrario ed eventualmente che l’accordo sia sottoposto al voto degli elettori.

Dunque, ammesso che il parlamento decida di svolgere il proprio lavoro, il processo non sarà una mera formalità, ma un passaggio che fisserà dei paletti al negoziato e che potrebbe anche implicare un rinvio di qualche mese della richiesta formale di uscita rispetto alla scadenza annunciata dal governo inglese del marzo 2017.

In un simile contesto, la Bank of England ha lasciato invariati sia il tasso ufficiale, sia la dimensione dell’APF, il programma di acquisto di titoli. La novità è che ora la BoE non prospetta più la possibilità di nuove misure di stimolo, e che ha rivisto drasticamente al rialzo le stime di crescita e inflazione per il 2017, riconoscendo che l’impatto negativo del referendum sarà decisamente inferiore alle previsioni.

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