Tassi Fed, la svolta si complica a causa della Cina

La svalutazione dello yuan potrebbe sicuramente aiutare la crescita economica cinese, ma è avvenuta in un momento particolarmente sgradito per gli Stati Uniti e, in particolar modo, per la Federal Reserve. A conferma di quanto sopra, il fatto che negli ultimi giorni la mossa delle autorità di Pechino abbia creato non pochi malumori. Ma cosa cambia per la Fed?

Sostanzialmente, per la Federal Reserve nascono nuovi dilemmi non sottovalutabili, considerato che fino a poco fa stava considerando con vigore una prima stretta sui tassi d’interesse a settembre, e che ora deve fare i conti con ulteriori rafforzamenti del dollaro, con i danni alle esportazioni e con scossoni non irrilevanti sulle piazze finanziarie.

Come ricordava Il Sole 24 Ore citando un portavoce del Dipartimento del Tesoro, Whitney Smith, “è presto per giudicare, seguiremo con attenzione gli avvenimenti ma qualunque passo indietro nelle riforme di mercato sarebbe preoccupante”. Timori anche per il Fondo Monetario Internazionale, e la sua voglia di inserire lo yuan nel paniere di divise degli Sdr, gli asset di riserva del Fmi. L’interrogativo è sempre lo stesso: l’influenza delle autorità cinesi riuscirà comunque a lasciar libera la valuta di fluttuare, quando il mercato lo richiederà?

Ad ogni modo, gli interrogativi più estesi non possono che essere quelli della Federal Reserve. E non tutti, all’interno dell’ente, sembrano vederli nello stesso modo. William Dudley della sede di New York ha ad esempio inviato un messaggio rassicurante, avallando la mossa cinese e dicendo che “se l’economia è più debole di quanto anticipato non è improprio che la valuta si corregga di conseguenza”, e citando poi la dinamica che altrimenti vedeva lo yuan salire al seguito del legame con il dollaro.

Le opinioni sui comportamenti sono contrastanti. Alcuni osservatori ritengono che la Fed manterrà invariati i tassi di interesse a settembre, mentre altri ritengono che la Banca centrale possa proseguire nella sua strada guardando ai soli dati domestici. Qual che sia l’evoluzione, le incognite dovrebbero essere svelate guardando anche all’impatto sulla crescita americana trasmesso, oltre che dalle tensioni di mercato, attraverso le aziende. Non sono poche le Big Corporations che gestiscono dei business in Cina, e che potrebbero essere messe alla prova da un andamento non certo soddisfacente di quel che accade all’interno dei confini del Paese asiatico.

Non ci resta che attendere una caldissima seconda parte di agosto per cercare di saperne di più su cosa accadrà…

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